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venerdì 4 dicembre 2015

I cavalieri del Nord di Matteo Strukul Recensione

Buongiorno! L’ultima recensione di questa settimana è dedicata a I cavalieri del Nord di Matteo Strukul, pubblicato da Multiplayer, che ringrazio per la fiducia. Un romanzo che volevo leggere da subito perché per istinto sapevo essere assolutamente nelle mie corde. Vi capita mai di sentire, alla fine di una lettura, che quel libro sembra essere stato scritto proprio per voi? E’ qualcosa che a me capita rarissimamente. Qui è successo ed è stato incredibile.



Titolo: I cavalieri del Nord
Autore: Matteo Strukul
Editore: Multiplayer
Pagine: 456
Genere: Fantasy
Prezzo: € 16,90
Uscita: Ottobre 2015

TRAMA


Salvato, ancora bambino, in una notte di luna e lupi, Wolf è diventato un giovane cavaliere Teutone. Cresciuto sotto la guida di Kaspar von Feuchtwangen, suo mentore e maestro, il ragazzo intraprende insieme ad altri settanta cavalieri crociati, un lungo viaggio dalla Russia alla Transilvania per raggiungere e difendere il castello di Dietrichstein, ultimo avamposto della fede cristiana in una terra ormai in preda a orde di barbari e diaboliche forze oscure. Lungo la via, fra terre addormentate in un inverno infinito, Wolf incontra Kira, che tutti credono una strega, ma che in realtà nasconde una storia di ribellione e violenza nei bellissimi occhi color temporale. La sua è una presenza che getta scompiglio nella schiera Teutone, poco avvezza alla presenza femminile, e che reagisce con sospetto e rabbia, ritenendo la donna responsabile delle molte sventure che costellano il lungo viaggio. Ma niente è come sembra nell’Europa del 1240. Fra magia e religione, passioni e tradimenti, Wolf conoscerà se stesso attraverso il sacrificio e il coraggio fino ad affrontare una terribile guerriera che si fa chiamare La Madre dei Morti, un diabolico negromante e un re senza corona, mentre l’amore per Kira martella il cuore aprendo ferite: perché Wolf è un cavaliere dell’Ordine e la Regola proibisce di amare una donna, soprattutto quando è una creatura irresistibile. A meno che

Matteo Strukul: nato a Padova nel 1973, laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti, è ideatore e fondatore di Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha avuto la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler. Ha esordito nel 2011 con “La Ballata di Mila” (e/o), un romanzo pulp noir ambientato in Veneto con protagonista la bounty hunter Mila Zago, cui hanno fatto seguito “Regina nera” (e/o 2013) e “Cucciolo d’uomo” (e/o 2015). Nel 2014, Matteo ha pubblicato “La giostra dei fiori spezzati” (Mondadori). I suoi romanzi sono tradotti in 16 Paesi nel mondo – fra cui Stati Uniti, Inghilterra, India e Australia – e opzionati per il cinema. Matteo scrive per “il Venerdì di Repubblica.




I cavalieri del Nord è un romanzo di cui è difficile parlare per la molteplicità di aspetti che in esso convergono e che dovrebbero avere spazio e tempo singoli ad essi assolutamente dedicati in modo da esprimere al meglio il senso e l’atmosfera che ogni dettaglio, ogni frase, contesto, immagine è capace di trasmettere al lettore. Un lettore che sia davvero in grado di apprezzare tutto quello che l’autore ci ha messo di suo, del suo mondo, delle sue aspettative e dei suoi sogni.

Vogliamo partire dalla copertina? La casa editrice Multiplayer a suo tempo aveva organizzato un concorso per stabilire quale fosse la cover vincente e più rappresentativa per la storia narrata. La scelta caduta sulla realizzazione della giovane Valeria Brevigliero è eccellente. La neve, la foresta, il sangue, il cavaliere e la strega, l’uno il riflesso dell’altra sono l’immagine perfetta di tutto ciò che il libro canta. Perché questo romanzo è pura musica che proviene da lontano. E’ un eco, una sinfonia fredda ma anche profondamente calda, sentita, avvolgente piena di sensazioni, colori, di armonie che giungono da un’epoca distante ma ancora terribilmente viva grazie alle parole dell’autore che diventano magia.

Wolf è un giovane orfano salvato dai lupi che viene allevato ed indirizzato nell’Ordine dei Cavalieri Teutonici da Kaspar, padre adottivo e soprattutto maestro di vita e di esercizio. La sua esistenza subisce un notevole stravolgimento quando è costretto a partire con  altri 70 cavalieri alla volta di una città della Transilvania, ultimo baluardo cristiano nella terra devastata e degradata dall’attacco pagano dei popoli cumani e magiari. 

Wolf, insieme ai suoi compagni, compie un viaggio lunghissimo che lo vedrà attraversare la Russia fino alla Transilvania e sarà proprio durante questa lunga discesa verso l’inferno di ghiaccio e fuoco che incontrerà Kira, una splendida fanciulla dagli occhi color tempesta che gli strapperà il cuore per farlo per sempre suo. La prima volta che la vede, Kira sta per essere punita perché considerata una strega e sarà proprio allora che Wolf dimostrerà il suo carattere e la sua forza, salvandola, e cercando in  tutti i modi di proteggerla pur non avendola mai vista. 

Dunque, il loro incontro si rivela come un vero e proprio coupe de foudre che lascia incantati entrambi. Ma chi è realmente Kira? Da quel momento in poi accompagnerà Wolf e gli altri cavalieri nel lungo viaggio verso la città perduta e nel frattempo morti violente, sanguinose vendette, misteri e magia si fronteggeranno capeggiati da una miriade di personaggi che sembrano usciti direttamente dai libri di storia.

“Wolf rivelava invece i propri pensieri già solo a fissarlo negli occhi. Lei aveva capito che questo fatto lo metteva a disagio perché, in qualche modo, avrebbe voluto tenere per sé quello che gli frullava nella mente. Ma d’altra parte era proprio quella sua caratteristica a piacerle moltissimo. Era una delle cose più belle che un uomo potesse avere: una sorta di candore, di purezza che gli impedivano di fare calcoli e strategie. Non le era mai capitato di imbattersi in qualcuno del genere.”

Strukul dimostra una grande preparazione storica che si evidenzia nel racconto dettagliato, pregnante, solido, mai sbrigativo del contesto realmente accaduto di cui usufruisce per rendere l’invenzione un vero e proprio miracolo di creatività e passione.

Per sua stessa ammissione i cavalieri Teutonici sono stati sempre un’attrazione irrefrenabile per lui, come lo è stato il desiderio di scrivere di loro, donandogli finalmente una storia che esprimesse al meglio ciò che la sua anima e il suo cuore conservavano.

Ed è così che è nato Wolf, il figlio dei lupi, giovane cavaliere che incarna perfettamente la leggenda del soldato valoroso, generoso, pieno di passione ma anche di tormento perché in nome di quell’amore assolutamente proibito per ciascun  membro dell’Ordine, egli andrà contro tutto il suo sapere, ogni singola conoscenza e legge, per salvare ciò che ama.

“Fra loro, da qualche parte, c’era Kira. Wolf sapeva che prima o poi avrebbe dovuto affrontarla, ma sperava anche che per allora, sarebbe riuscito a mettere insieme a parole tutto quello che provava per lei. Ci sarebbe riuscito. Doveva riuscirci. Lei lo meritava più di chiunque altro.”

Un personaggio che non dimentichi facilmente come non dimentichi Kira, piena di coraggio e di determinazione, il suo fascino magnetico e selvaggio, la sua magia che consiste nell’aria incantevole che la circonda e che rapisce la mente di chiunque l’avvicini. Infatti sarà proprio la sua presenza ad essere allarmante per tutti i cavalieri perché il loro animo, insieme a quello di Wolf, sarà messo a dura prova dalla passione e dal desiderio che la sua figura e il suo fascino particolare, fatto di calma e di tempesta, scaturiscono.

Oltre ai protagonisti di questa incredibile storia, i personaggi minori, ma solo apparentemente, raccolgono ulteriori qualità che li rendono credibili e assolutamente identificabili in quel contesto e in quel momento. 

Naturalmente essendo un fantasy oltre che un romanzo storico, la suddivisione tra buoni e cattivi è assolutamente netta e precisa ed è proprio tra quelli meno benevoli che si nascondono altrettanti personaggi inquietanti e pregnanti come Vjsna e Kam. La prima, seppur appaia come una furia, piena di malvagità e aggressività, e nonostante incarni il male per eccellenza, cela dentro il suo animo un dolore indicibile causato proprio in passato dall’agire dei cavalieri che le hanno inferto una ferita insanabile. 
Il suo personaggio è profondo, consistente, forte, che lascia il segno. Inoltre attraverso di essa s’impone la volontà dell’autore di creare una storia che non abbia solo un risvolto al maschile, come spesso accade nei romanzi fantasy, ma che dimostra la scelta univoca di dare spazio e potere a quel lato femminile che dona alla storia un ampio respiro, facendole conquistare dignità e spessore.

I luoghi sono estremamente affascinanti, per me che amo quelle atmosfere fredde fatte di neve e lupi, di notte e di luna piena, è stato un viaggio consolatorio e miracoloso che mi ha piacevolmente strappato all’irritante realtà.

Molti sono gli aspetti su cui riflettere perché I cavalieri del Nord non è solo storia e non è solo fantasia. E’ anche potere, religione, fede, misticismo, valori e giustizia. I territori descritti fin nei minimi particolari sono selvaggi, immagini perfette di  un'epoca, quella medioevale, nella quale tutto ciò che è descritto accadeva realmente, persino quella presenza così toccante e spesso asfissiante della magia e soprattutto della stregoneria che per lungo tempo ha portato il marchio della Santa Inquisizione. 

Ma non c’è soltanto questo, aleggia tra le pagine, non solo scritte, ma anche magistralmente illustrate con disegni che fanno l’occhiolino costante all’immaginazione, una passione, un desiderio di raccontare che valica i confini del libro stesso, permettendo alla sensibilità di chi sta dall’altra parte di esserne rapito, come dire ammaliato, conquistato, così come si conquista l’amore o la fiducia.

Strukul ha conquistato la mia e posso ammettere che non avevo dubbi. Amo questo genere di storie, apprezzo profondamente quando dietro un racconto c’è una passione, uno studio per renderla di carne e realtà, e quando c’è una voglia innata di creare. Davanti a tutto questo il mio istinto non può fallire come non ha fallito quello dell’autore che si è lasciato trasportare dal canto misterioso e leggendario dei suoi eroi, ed egli da bravo padre, senza fare differenze di sorta, è riuscito a dare a ciascuno di essi la dignità necessaria per essere parte di un romanzo tra i migliori che abbia mai letto. 

La sua capacità di farti sentire addosso quegli orrori, quelle lotte ma anche le passioni nel bene e nel male che scorrono nelle vene e nel sangue di chi le vive attimo dopo attimo, riesce a scalfire qualsiasi dubbio o timore davanti ad un racconto per il quale perdi qualsiasi riserva. 

C’è qualcosa di cinematografico nelle visioni che crea ma non è solo un fattore esclusivamente tecnico, in questo libro c’è l’anima. In esso batte qualcosa di vivo, che ha una sua forza, una sua volontà, e credo dipenda da quello che rappresenta per l’autore. E forse, lo ammetto, da quello che rappresenta per me. Vi capita mai di leggere un libro che pensiate sia fatto esattamente per voi? Beh, per me è un evento rarissimo ma questa volta è successo. Ho toccato la sua anima e com’è giusto che sia adesso provo nostalgia, quel senso di mancanza per qualcosa che ti entra dentro e che sai non tornerà più.



2 commenti:

  1. Già mi ispirava prima! Ora la mia curiosità è salita alle stelle!

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    1. E' bellissimo Ilenia, vale davvero la pena leggerlo! ^___^

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