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giovedì 13 aprile 2017

I racconti dell'inquilino di Andrea Frattali Recensione

Buon giovedì cari lettori! Eccomi a voi con una recensione di una raccolta di racconti per tutti gli amanti dell'horror. Era da tempo che non leggevo qualcosa che mi ricordasse le atmosfere a me care di H.P. Lovecraft e di Poe. Se amate questo genere di storie, non potete perdervi questi racconti!

i racconti dell'inquilino
di Andrea Frattali

Editore: Letteratura Alternativa
Pagine: 230
GENERE: Horror/Gotico
Prezzo: 14,90 € 
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2017
Link d'acquisto: QUI

Trama:
Molti lo hanno chiamato “Il lato oscuro”. Andrea lo chiama “L’Inquilino”; quella parte di noi impulsiva, guidata dal puro desiderio, dall’irrazionalità… Quel momento in cui vorremmo fare qualcosa di vergognoso, di scabroso o di spaventoso. Qualcosa che le regole sociali bandiscono categoricamente. Andrea (l’autore), ha sempre vissuto in conflitto con il suo Inquilino. Finché un giorno non ha deciso di ascoltarlo e, di riportare per iscritto tutti i suoi inquietanti pensieri. In questa raccolta, vengono narrate vicende di persone inghiottite dall’oscurità, che affrontano orrori più grandi di loro, costrette a fuggire dalla loro follia come topi da laboratorio. Attraverso questi racconti, l’autore, ci rivela tracce di quell’oscurità che è parte essenziale dell’essere umano, deformando ogni logica e stravolgendo qualsiasi raziocinio. Un’opera surreale e convulsa, a tratti delirante ma, decisamente, sorprendente. Perché ognuno di noi ha il suo Inquilino, con le sue storie da raccontare.

RECENSIONE

I racconti dell’inquilino è una raccolta potente e gesticolante, ricca di metafore e di un linguaggio carico di immagini e di suoni, odori e sapori che difficilmente ti togli di dosso dopo la lettura.
Un’atmosfera fatta di sogni incattiviti e di incubi sognanti che lasciano uno spazio immenso alla nostra immaginazione.

Sembra che la realtà, nel frattempo, si sia andata a fare un lungo giro e ci abbia lasciato in compagnia di uno strano individuo: il nostro inquilino, appunto.

Secondo lo stesso autore, dentro di noi esiste questo strambo soggetto dal quale vogliamo tenerci a tutti costi alla larga che rappresenta la nostra parte più oscura, più istintiva e meno incline a sottostare alle regole sociali e morali.
Vidi una distesa di sabbia bianca che non conosceva confini, così lucente da bruciare lo sguardo. Schegge di legno marcio la martoriavano e ne deturpavano il cromatismo perfetto. Vidi in lontananza speroni di roccia immensi, vette affilate che trapassavano senza pietà innocenti nubi passeggere. Mi voltai alla mia destra e vidi rami tortuosi annidarsi come serpi velenose, tempestate di foglie gigantesche protese verso di me, come a volermi avvolgere in una spirale di morte.
Ogni racconto si basa proprio su questa consapevolezza, e attraverso una serie di viaggi al limite dell’accettabile, ci conduce in luoghi affascinanti e sperduti, terribili e macabri, dai quali è impossibile fuggire.

Ho rivissuto il fantastico e drastico mondo di Lovecraft, autore che adoro e lo stesso equivale per i toni perversi e oscuri di Poe che aleggiano indisturbati all’interno delle frasi e delle parole raccontate dall’autore.

Questo però non significa che Frattali non abbia un suo stile, anzi. La sua scrittura è fluida e uniforme ma può anche trasformarsi in qualcosa di sconosciuto e di assolutamente affascinante.

Le sue parole sembrano avere continuamente fame e ingoiare nuovi termini, nuove metafore, idee e scenografie che imbrattano di colori diversissimi la mente di chi legge, impedendogli di ripulirsi, per sentire addosso ogni minimo cambiamento, ogni soffio di vento che diventa infernale.

Anche il più piccolo elemento indifeso e apparentemente innocuo come la sabbia può diventare un demone pronto a distruggerti, a fare a pezzi la tua ragione e a strappare via anche il più piccolo barlume di speranza. 
L’inquilino è lì, è dentro di te, a due passi dalla pazzia. Perché è questo quello che succede quando tentiamo di chiuderci nella nostra superficialità, quando arranchiamo al fine di mostrare ciò che gli altri vogliono da noi, finiamo per impazzire o ancora peggio finiamo per scontrarci all’improvviso con la parte più nascosta di noi.
                                                                                                        
E’ questo quello che succede nei racconti di Frattali dove si passa da un tema ad un altro senza mai perdere quell’atmosfera da brivido che non dimentica chi siamo.

Siamo esseri umani alla ricerca costante della nostra identità, cerchiamo di confermare ciò che siamo, di essere il più possibile all’altezza di ciò che gli altri si aspettano ma dentro di noi esiste qualcosa che non è possibile fermare e che prima o poi trova la strada per arrivare fino in superficie.

A quel punto sarà come tuffarsi in mare aperto e non saper nuotare.
E’ questa la sensazione che trasmettono i racconti: è come affogare nell’acqua lentamente, senza nessun appiglio. E’ come essere sommersi da una forza talmente superiore da non avere possibilità di salvarsi perché l’unica soluzione è solo quella di sottostare a quella potenza distruttrice che è in qualche modo anche liberatoria, perché seppur con atteggiamento malvagio e drammatico, che sfocia nel tragico, ci mostra cosa abbiamo dentro realmente.
L’istante successivo, tutti coloro che avrebbero dovuto varcare la soglia eterna, lo fecero. E i loro corpi scivolarono dolcemente al suolo, per non rialzarsi mai più. La nube violacea si dileguò, la terra si ricompose. 
Ciò che emerge è un abisso incontaminato che ricorda lo stesso caos senza meta e senza scopo di Lovecraft, un caos dove gli dei non hanno regole, forme, sono creature sinistre e disarmanti davanti alle quali non c’è possibilità di redenzione.

L’inquilino di questi racconti esalta l’aspetto furente, feroce, crudo e violento, viene fuori con forza e con determinazione, e soprattutto vuole essere presenza e non assenza, vuole che l’uomo si renda conto che ci sono voci che albergano dentro la nostra anima, e ahimè o per fortuna, sono l’anima stessa.

I racconti dell’inquilino sono scenografie realizzate con le parole, sono voci che incarnano oggetti, tempeste, alberi e creature che non dovrebbero mai neanche arrivare a sfiorarci. Eppure, attraverso l’immaginazione di questo autore, tutto ci tocca, perché tutto è già parte di noi. Tutto è stato da sempre lì, esattamente dove l’autore ci mostra che sia, basta solo trovare il coraggio di guardarlo, senza scappare.


4 commenti:

  1. Ciao Antonietta, questo libro sembra assolutamente nelle mie corde*-* Non ho mai letto Lovecraft (shame on me), però sai che, come te, amo le atmosfere oscure e psicologiche, e credo di aver ben afferrato, grazie alla tua recensione, ciò che vuoi dire:) Fra l'altro, leggendo le tue parole mi è venuto in mente Stevenson con Lo strano caso del dottor Jackyll e di mister Hide, perchè si basa poi sulle stesse tematiche.

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    1. Ciao Virginia! <3 Immaginavo potesse rientrare nelle tue corde perchè soprattutto grazie alle tue ultime recensioni, ho compreso che anche a te piacciono questo tipo di atmosfere.
      Hai individuato bene e oltretutto affronta anche altri temi, tutti molto inquietanti.
      Un abbraccio! :*

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  2. Hai saputo incuriosirci.
    Tanti auguri per una Santa Pasqua ricca di gioia e serenità.
    Un abbraccio
    Maria

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    1. Grazie, Maria! Tanti auguri anche a te!
      Un abbraccio!

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