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lunedì 4 dicembre 2017

✎ Recensione ➱ La più bella realtà di Imma Pontecorvo + Intervista

Buon inizio settimana! Oggi torno a parlarvi con piacere di Imma Pontecorvo, un'autrice che affronta sempre tematiche molto attuali e delicate e lo fa con uno stile semplice ma profondo ed intenso. In La più bella realtà, conosciamo Marta e la sua dipendenza dalla droga. Una storia difficile, in cui ancora una volta, l'autrice ci mostra il lato solidale e comprensivo della vita. E di seguito una bella intervista per conoscere ancora meglio Imma!

La più bella realtà
di Imma Pontecorvo

Editore: Milena
GENERE: Racconto
Prezzo: 7,90 € - 2,99 
Formato: Cartaceo - eBook
Data d'uscita: 14 Novembre 2017
Link d'acquisto:  ➜ QUI

Trama:
Marta si risveglia in un letto d’ospedale. Sul momento non sa dire come vi sia finita, ma quando vede accanto a sé sua sorella Melania le tornano alla memoria i dettagli della serata trascorsa in discoteca con Chantal e altri amici, bevendo molti cocktail e ingoiando pasticche di ecstasy. Marta si comporta in questo modo da quando la sua sorella più piccola, Chiara, è morta in un incidente stradale, avvenuto mentre entrambe tornavano a casa dopo aver assistito a un concerto di Ligabue. Mentre Melania sembrava aver superato in fretta il dolore, Marta, divorata dal senso di colpa, aveva trovato sollievo solo nell’oblio dell’alcool e delle droghe. Negli ultimi mesi la sua vita è stata una ricerca continua e inconsapevole della morte. Ma ritornata a casa, qualcosa inizia a cambiare...

RECENSIONE

La più bella realtà è l’ultima pubblicazione della scrittrice Imma Pontecorvo che ho avuto modo di leggere in passato e di cui mi ha colpito subito la sua inclinazione, peraltro lodevole, di raccontare sempre di temi difficili ma altresì estremamente umani, come il bullismo o l’amore nelle sue più indifese incrinature.

In questo racconto, l’autrice ci immerge subito e senza mezze misure in un mondo molto realistico e ahimè fatto di sofferenza e di dolore: quello della droga e dell’alcol.

Questa volta, Imma Pontecorvo, ci fa svegliare in un letto di ospedale, in un luogo quindi che immediatamente ci pone di fronte ad un quesito fondamentale: cosa è successo di così terribile?
Quello che è accaduto, lo scopriremo piano piano, attraverso le parole, i dialoghi e soprattutto i ricordi della protagonista di nome Marta.
Una giovane ragazza che dopo la morte in un incidente stradale della sorella più piccola, Chiara, si ritrova intrappolata nel tunnel della dipendenza per un infausto senso di colpa.

La mia vita se n’era andata quel giorno insieme a Chiara. Da allora ero entrata in un oscuro tunnel senza via d’uscita.

Infatti quel giorno, dopo il divertimento di un concerto di Ligabue, e dopo aver passato ore spensierate con il loro gruppo di amici, le due sorelle tornano a casa ma poiché è proprio Marta alla guida, sarà lei a fare l’incidente, salvandosi miracolosamente mentre Chiara morirà.
Già dalle prime pagine è forte il senso di perdita e di dolore che si avverte nelle parole della protagonista e nel rapporto che ha con l’altra sorella, Melania. I genitori appaiono poco, attraverso i ricordi, mentre è pregnante la presenza di Melania che funge sia da alterego di Marta ma anche da memoria di tutto quello che entrambe hanno perso.

Marta crede di essere l’unica ad aver sofferto e si dimostra estremamente fragile e fin troppe volte vittima della droga. La sorella, invece, appare più forte e verrà criticata da lei, proprio perché dopo la dipartita di Chiara deciderà comunque di sposarsi e di coronare il suo sogno d’amore.
Per Marta la vita comincia a perdere di senso e anche il rapporto con Melania si trasforma in ostilità e amore.

Forse lei aveva dimenticato nostra sorella.

Non riesce a capacitarsi, non riesce a trovare un modo per sopravvivere a quell’immenso dolore di cui si sente unica ed inesorabile colpevole. Si rifugia nel mondo immaginario dell’ecstasy e cerca di ammorbidire la sofferenza, perdendo qualsiasi vero interesse nei confronti della sua vita. Le sembra di non avere più un motivo per vivere, ma soprattutto per essere felice, infatti lascia anche il ragazzo con cui era fidanzata, convincendosi di non meritare alcuna felicità.

La sua è una vera e propria punizione, un atteggiamento psicologico di natura patologica che è comune a molte persone che vivono una perdita con un senso di colpa così forte.
Non è una situazione facile, è drammatica, è difficoltosa e l’autrice, con il suo stile delicato ma intenso, profondo e mai mieloso o scontato, riesce, ancora una volta, a condurci in un mondo dove la realtà è fondamentale e dove il baratro è ad un passo ma bisogna trovare necessariamente la forza di rialzarsi.
La situazione piscologica di Marta è complicata, estremamente delicata. 


MARTA VUOLE MORIRE
MARTA VUOLE MORIRE


Imma Pontecorvo non ci lascia con una domanda in sospeso, ci pone delle questioni, le pone ai lettori e a se stessa e ci fornisce una risposta che riflette la sua anima sensibile e pronta verso il prossimo.
Tra le pagine leggiamo di famiglia, di affetti, di solidarietà, di comprensione, di aiuto.
Con Imma Pontecorvo e le sue storie, non si è mai da soli.

Si riesce sempre a sentire qualcosa di profondo che ti sfiora il cuore e seppur con dolore, percependo le mancanze e gli strappi della vita, alla fine si giunge ad una sorta di riscatto. O meglio di pace, necessaria, vitale, miracolosa, perché le sue storie hanno sempre qualcosa dei colori dell’arcobaleno.



INTERVISTA

Salve, Imma, grazie di aver accettato questa intervista!

Un saluto a tutti e grazie infinite per ospitarmi nella vostra bella pagina con questa intervista!


1 - Partiamo subito forte e parliamo di La più bella realtà, appena pubblicato con Milena Edizioni. Ancora una volta, affronta un tema molto importante come la dipendenza dalla droga e dall’alcol. Come mai ha scelto di affrontare un argomento così spinoso ma sicuramente estremamente attuale, se consideriamo il mondo giovanile di oggi?

La più bella realtà è il mio secondo racconto nell’ambito della letteratura per il sociale. Ho intrapreso questa strada dopo la pubblicazione di romanzi che ho al mio attivo avvertendo una propensione più amplificata nel creare storie dove i personaggi tendono a veicolare messaggi educativi attraverso tematiche attuali della quotidianità.
Così come si sente parlare molto di bullismo, è anche molto diffuso l’argomento dell’assunzione di droghe sintetiche come l’ectasy tra i giovani nelle discoteche con conseguenti danni anche mortali. Questo è il motivo per il quale ho scelto di parlare attraverso Marta di questa problematica.


2 – Marta è la protagonista. Una ragazza che dopo la morte della sorella più piccola, Chiara, non riesce più a riprendersi perché si considera colpevole. Com’è nato questo personaggio così controverso? E perché?

Parlando proprio di Marta… il suo personaggio è quello di una ragazza comune che vive una vita normale come tutti i giovani della sua età. A differenza, però, di molti suoi coetanei che conducono una quotidianità spensierata, lei, purtroppo si troverà ad affrontare quello che è uno dei dolori più devastanti che possano colpire un essere umano: la perdita della sorella, Chiara. La reazione che ho descritto nel vivere questo suo lutto, nasce in modo naturale, non premeditato… ognuno di noi ha un suo modo di reagire di fronte al dolore e spesso l’elaborazione del lutto viene soppiantato proprio da atteggiamenti di “fuga”, se così vogliamo definirli, che vengono messi in atto anche in maniera inconsapevole per la mancata accettazione della realtà. In quel momento nel quale “parlavo” di Marta, attraverso la penna che scorreva sul foglio bianco, io condividevo il suo dolore, nella mia realtà, perché avevo mio padre nel reparto di rianimazione e così come io da autrice, non riuscivo ad accettare quella sua condizione, nella medesima maniera ho sentito che anche Marta non riusciva ad accettare la perdita di Chiara. Quel farla scivolare nel tunnel della droga, è stato per veicolare il messaggio che, nel dolore, l’unico rifugio davvero sicuro è quello negli affetti che ci sono accanto.


3 – Uno degli elementi fondamentali del suo racconto è il legame familiare che intercorre tra Marta e sua sorella Melania. Il loro rapporto è caratterizzato, come afferma la protagonista stessa, da ostilità e amore. Quanto contano gli affetti per combattere una dipendenza forte come quella dalla droga e quanto conta, invece, la propria forza di volontà?

Nella realtà della tossicodipendenza, bisogna possedere anche la forza di volontà, perchè è un’impresa estremamente difficile uscirne anche se si è circondati da affetti importanti. Io nel mio percorso di studi all’università, ho svolto delle ore di tirocinio presso una comunità di tossicodipendenza assistendo al gruppo di auto-aiuto presso il centro di prima accoglienza della comunità stessa. Tale gruppo era formato da genitori, mogli o mariti, sorelle o fratelli del familiare ricoverato. E’ stata un’esperienza che mi ha insegnato tanto a livello umano perché a distanza di tempo ricordo ancora alcuni sguardi soprattutto di quelle mamme che domandavano allo psicologo che deteneva il gruppo, come aiutare il proprio figlio e lo facevano con una tale dolcezza che era impossibile non lasciarsi coinvolgere emotivamente.
Quei ragazzi, avevano una famiglia che li amava a prescindere dalle dinamiche familiari personali all’interno di una loro quotidianità. Il percorso riabilitativo, quindi, parte principalmente da se stessi, da quel “ritrovarsi” così come è accaduto a Marta che dopo il suo 3 ricovero dove è stata praticamente abbandonata dentro un’ambulanza da sola, ha “guardato” per la prima volta quel mondo “artificiale “ della sua amica Chantal scoprendo che non le apparteneva. Il primo passo, l’ha fatto “dentro di lei”… quello successivo… ha l’impronta della sua nipotina…


4 – È molto importante anche la presenza dell’aspetto terapeutico e più di una volta viene fatto riferimento ad un aiuto psicologico. Quanto conta, secondo lei, il percorso curativo con l’aiuto di un professionista del settore?

Bè, come ho citato nella mia esperienza di tirocinio, la figura del professionista del settore è importante proprio come “occhio esterno”. Talvolta anche con la propria migliore amica, si ha timore di confidarsi, non tanto per mancanza di fiducia, ma per una sorta di pudore, di paura nell’essere giudicati. Una persona esterna aiuta a confidarsi più liberamente a 360 gradi. Però, ecco, anche qui, deve essere sempre per “scelta”. Marta a differenza della sorella Melania che subito si affiderà ad uno psicoterapeuta, riuscirà a farlo solo quando sceglierà dietro sua iniziativa di entrare in comunità.

5 – Il senso di colpa. Ci spieghi in che modo può influire, secondo lei, in una situazione così delicata.

Marta era alla guida dello scooter dove viaggiava insieme a Chiara. Credo che il senso di colpa perché magari avrebbe potuto eseguire una manovra diversa per evitare lo scontro con il Suv, sia senza dubbio, umano. Quel tormentarsi di aver potuto, magari, fare diversamente o di essersi salvata, è una reazione normale quando ci troviamo di fronte a coloro che amiamo. Pur se lei non ha avuto via di scampo essendosi trovata la macchina all’improvviso sulla sua corsia di marcia, nutrire un senso di colpa per la perdita della sorella, è un sentimento che nasce anche inconsapevolmente ed è estremamente incisivo perché ti logora l’anima, nel frammento di un secondo ti sconvolge la quotidianità e può mutarti in una persona nella quale fai fatica a riconoscerti.


6 – La morte. Marta desidera morire, la sua è una volontà di autodistruzione. Ci parli di questo aspetto.

L’autodistruzione è un meccanismo congiunto al grande dolore che ogni giorno si prova per quello che ci è accaduto. La vita di Marta aveva le pareti di un grigio plumbeo dove non vi era nessun ombra di luce che rifletteva anche clandestinamente su di esse. Lo sguardo dei suoi occhi felici, si era spento sul volto di Chiara nel momento stesso che è spirata. Ogni cosa da quel momento in poi aveva perso colore e forma. Per lei, il trovarsi ad ingerire pasticche di ectasy che la conducevano in una sorta di “paradiso artificiale”, era un qualcosa di cui non aveva coscienza, consapevolezza, era come assuefatta da quella che era la realtà autentica che non distingueva da quella che , invece, era la morte che rincorreva inconsciamente.


7 – Qual è il messaggio di questo racconto che i lettori dovrebbero cogliere?

Come ho accennato inizialmente, il messaggio che cerco di trasmettere affrontando queste problematiche sociali, risiede nel condurre il lettore alla riflessione di quello che è il “male” che dobbiamo guardare negli occhi senza abbassarne lo sguardo, ma fissandolo per poterci mettere alla sua “altezza” senza lasciarci soggiogare. Essere più forti di lui attraverso le “armi” dell’amore, dei nostri affetti, delle persone che ci amano e che noi amiamo. 


8 – Cosa si aspetta dalla sua pubblicazione?

Io non scrivo in virtù di elevate mète da raggiungere o di prestigiose aspettative. Mi piacerebbe in maniera umile che, questi miei racconti, riuscissero in maniera discreta a lasciare un “segno”, di positività, di forza, di speranza, d’amore, lasciare un’emozione pur se piccola. 


9 – Sta lavorando ad un nuovo progetto?

Si, ho due progetti ai quali sto lavorando. Uno di essi, è la creazione di una nuova storia con la quale affronterò un’altra tematica sempre di grande attualità. 


10 - Racconti in poche parole, il senso della scrittura per lei.

La scrittura è per me, dipingere su un foglio bianco una moltitudine di emozioni, stati d’animo, sensazioni, pensieri, lacrime, sorrisi… è una passione che vivo in piena libertà. Non riuscirei mai a sedermi ad una sedia e scrivere come se dovessi svolgere un lavoro; io scrivo per il piacere di scrivere. In ogni mio scritto c’è qualcosa di autobiografico, in particolare nel carattere delle mie protagoniste, anche nel semplice modo di vestire o nella musica che ascoltano ma soprattutto scrivo solo ciò che “sento”.

6 commenti:

  1. Complimenti per la notevole intervista e per la bella recensione! Un racconto sicuramente da leggere!

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  2. Parole molto interessanti e di grande sapienza per questa intervista, molto bella anche la recensione, tanti complimenti.

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  3. Ciao Antonietta! Splendida recensione, fa riflettere, e molto bella anche l'intervista. Indubbiamente è un romanzo che lascia il segno, molto forte e pieno di sofferenza, ma nello stesso tempo colmo di amore. Anche se non l'ho ancora letto, spero che la protagonista riesca infine a trovare un po' di pace.
    Un bacione :-**

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    1. Ciao Maria, le storie di Imma sono come l'arcobaleno, la pace non è da escludere... perchè con lei vince sempre e soprattutto la speranza. :-)
      Un abbraccio! :***

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